CHRISTMAS BLUES: IL LATO BUIO DEL NATALE

23/12/2025

Il periodo dell’anno coincidente con le festività natalizie rappresenta un momento ad alto rischio di disagio psicologico. Quando si fa riferimento al Christmas Blues, si intende un fenomeno subclinico transitorio direttamente collegato al periodo natalizio: un manifestarsi di ansia, insonnia, crisi di pianto, pensieri negativi o ricordi poco piacevoli conseguenti a un vero e proprio “tour de force” di convenzioni sociali e festeggiamenti “obbligati” non piacevoli per tutti.

Stiamo già tutti iniziando a pensare al Natale. Nelle case, così come per le strade, tutto sembra essersi fermato, in attesa di questo importante giorno. Ammettiamolo, non è possibile fare una passeggiata in città senza vedere palline e decorazioni che abbelliscono le vetrine dei negozi, strade illuminate a giorno e canzoni di Michael Bublè.

Il Natale, tra tutte le ricorrenze annuali, è una delle più sentite, poiché è in grado di coinvolgere i grandi, ma soprattutto i più piccoli. Chi ha la fortuna di avere un bimbo in casa, sa di cosa sto parlando: il Natale per loro è magia, mistero, fantasia, attesa e gioia… emozioni, queste, che crescendo, l’adulto tende un po’ a dimenticare, ma che è importante, invece, riconoscere e riscoprire per poter vivere al meglio questa ricorrenza.

L’infanzia, nella maniera più assoluta, è l’epoca in cui “tutto è possibile”, dall’eccitazione nella sua forma più pura alla fantasia più sfrenata… quella fantasia che permette di credere nell’esistenza di un omone vestito di rosso con la barba bianca, che in una sola notte, trainato dalle renne nella sua slitta, è in grado di portare a tutti i bambini del mondo, i doni tanto desiderati. È quest’innata predisposizione a conoscere e a sognare che consente ai piccoli di vivere intensamente ogni momento, e soprattutto di lasciarsi trasportare da tutte le emozioni che il Natale porta con sé.

I bambini, nella loro naturalezza possono certamente re-insegnarci, specie in un periodo dell’anno così speciale, che è bellissimo fantasticare e che stare con la propria famiglia, laddove sia possibile, forse non è qualcosa di così terribile e che la condivisione è di gran lunga più significativa rispetto allo stare soli.

Per noi adulti, la prima regola da seguire è “lasciarsi contagiare dalla spontaneità dei propri bambini”, il che vuol dire “tornare un po’ piccini” per predisporsi a riscoprire il gusto dell’attesa. Saper ci consente di stare a contatto con i nostri desideri più profondi, per poi trovare la forza e la determinazione necessaria alla loro realizzazione. La capacità di attendere, rimandando la soddisfazione immediata di un bisogno, è un insegnamento che noi adulti abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri bambini, affinché possano crescere sapendo che gran parte di ciò che si sogna, arriva a concretizzarsi solo con tempo, impegno e dedizione.

Per riscoprire, insieme ai propri bimbi, l’attesa come parte significativa della vita, ci sono tante cose che si possono fare insieme, come, ad esempio, la preparazione dell’albero e del presepe, i due simboli per eccellenza del Natale: allestirli con la collaborazione di un piccino, può essere per l’adulto un’importante occasione per riscoprire la gioia racchiusa nelle piccole cose e per il bambino un modo per rendere tangibile quello che sta per succedere.

Non dimentichiamoci, poi, della letterina a Babbo Natale: un rituale attraverso il quale il bambino viene stimolato a prendere contatto con i suoi desideri, creando, fantasticando e ricercando una forma concreta di espressione dei suoi bisogni. Richiedere un dono, per poi attendere con ansia il suo arrivo, non solo rinforzerà la buona condotta del bambino, ma lo aiuterà a capire quanto può essere bello ricevere, anche se non istantaneamente, ciò che si è immaginato, sperato e sospirato.

Per comprendere al meglio i nostri bambini, infine, è importante ascoltarli attivamente, sia quando questi ci portano la gioia del Natale, sia quando ci portano la tristezza, che sembra in contrasto con un periodo dell’anno così festoso, ma che può essere presente, e come tale va accolta e compresa.Per molte persone infatti il Natale non assomiglia affatto all’immagine stereotipata proposta dai film e dalle pubblicità dove si percepisce l’imperativo di essere felici, al contrario, si trasforma in un periodo molto difficile da affrontare. Questa tendenza è confermata dagli esperti che registrano un aumento di stress, senso di solitudine, di sintomi depressivi e di incidenti causati dall’abuso di alcol proprio in questo periodo.

E’ importante sottolineare però che Christmas Blues non è una patologia. Dev’essere pertanto distinto dal Disturbo Depressivo Maggiore con andamento stagionale descritto nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, 2013) che presenta episodi depressivi maggiori solo in alcuni periodi specifici dell’anno (solitamente quello autunnale e invernale) non causati da fattori psicosociali stressanti. Solitamente questa sintomatologia scompare poi con l’arrivo della primavera.

Quali sono i sintomi della depressione natalizia?

I sintomi della depressione natalizia non si discostano sostanzialmente da quelli della depressione comune: chi ne soffre prova malinconia e tristezza associati ad una visione negativa della realtà, che lo porta spesso a isolarsi.

I più comuni sono:

· Nostalgia

· Tristezza

· Apatia

· Irritabilità

· Insonnia

· Diminuzione della libido

· Isolamento

Quali possono essere le cause?

I fattori che causano la depressione natalizia possono essere diversi e concomitanti:

1. Nostalgia per il passato: l’assenza delle persone care che non ci sono più, i ricordi di tempi più felici e spensierati, i ricordi dei Natali passati che riaffiorano. Natale è un appuntamento che arriva ogni anno e ci porta a fare un “punto della situazione”. Soprattutto per le persone che stanno attraversando la fase dell’elaborazione del lutto per una perdita più o meno recente le festività costituiscono un momento cruciale e di recrudescenza del loro dolore.

2. Contrasti familiari: il riunirsi della famiglia, se esistono contrasti recenti o passati, può ri-acuire vecchie polemiche sopite o problematiche relazionali non risolte.

3. Diversa gestione del tempo: durante l’anno le giornate sono scandite da impegni lavorativi, familiari e molto altro, per la maggior parte delle volte in maniera schematica e prestabilita. Durante le vacanze il tempo libero aumenta in maniera esponenziale trasformandosi spesso in un vuoto da dover riempire e chi non è abituato a fermarsi, a godersi una meritata pausa, rischia di vivere tutto questo come una sorta di “punizione”. Da lì la strada per la malinconia è facilmente percorribile.

4. Stress e fatica per i preparativi: l’organizzazione a volte complicata dalle esigenze delle famiglie moderne, spesso “allargate”, la difficoltà di conciliare il periodo di lavoro intenso pre-natalizio con l’organizzazione dei giorni di festa e il desiderio di soddisfare le aspettative dei parenti, possono essere causa di stress.

5. Bilanci personali: Natale è inoltre anche tempo di bilanci, sia di obiettivi personali che economici. La fine dell’anno rappresenta un “tirare le somme” di quelli che sono i risultati ottenuti nei mesi precedenti scoprendo delle volte che non tutto è andato secondo i nostri piani e che nonostante i numerosi sforzi gli esiti non sono esattamente quelli prefissati o desiderati.

Come superare tutto questo?

Allentiamo la pressione

Iniziamo allentando la pressione indotta dalle festività: saper dire di NO è il primo passo per prendersi cura di sé stessi. In che modo? Partecipando agli eventi sociali nel rispetto dei nostri “limiti”, evitando appuntamenti con persone che sappiamo ci provocheranno profondo malumore e aumentando, invece, gli incontri gradevoli con parenti o amici nei nostri posti preferiti.

Ascoltiamo i segnali della nostra mente

Ricordiamo inoltre che ogni segnale che la nostra mente ci lancia nasconde un profondo significato, spesso prezioso e utile per il nostro benessere: anche la malinconia o forte tristezza possono volerci dire qualcosa. La depressione può infatti essere letta anche come un tentativo di risposta a ciò che ci sta capitando intorno che può divenire occasione, se trattata, di un cambiamento della nostra esistenza. Accogliamo dunque le nostre emozioni. Forzarsi di apparire gioiosi per sentirsi “adeguati” comporta inoltre un aumento del livello di stress. Apriamoci con persone fidate, magari con un terapeuta se ne abbiamo uno, parliamo liberamente dei nostri stati d’animo: tutto questo ci permetterà di sperimentare la condivisione, di lenire il senso di solitudine e di sviluppare resilienza.

Alimentiamo pensieri positivi e smettiamo con il “piangersi addosso”

Potrà sembrare banale, ma è fondamentale coltivare pensieri positivi, vividi e ancorati al presente. Il logorante rimuginio sul passato, sui problemi della vita, sugli obiettivi non raggiunti e il tormento per le persone che non ci sono più (fisicamente o sentimentalmente) non conduce ad alcun positivo cambiamento. Il pensiero ricorsivo purtroppo non è risolutivo e non contribuisce a risolvere i problemi, non aiuta a prendere decisioni, non lenisce l’ansia ma, al contrario, aumenta gli stati d’animo negativi.

Piangersi addosso è il modo migliore per disperdere energie fisiche e mentali che si potrebbero impiegare in modo più costruttivo. Alla lunga, il rischio è quello di incorrere nelle famigerate profezie che si auto avverano.

Crediamo maggiormente in noi che valiamo aldilà dei risultati

Pensare che il nostro valore sia unicamente legato ai risultati ottenuti e alla possibilità di aver realizzato dei progetti comporta un’eccessiva identificazione con obiettivi e ragionamenti superficiali. Il fallimento di un progetto non significa e non implica necessariamente il fallimento come individui. Dobbiamo essere più gentili e compassionevoli con sé stessi.

Miglioriamo il nostro contatto con la natura

Cerchiamo di godere della luce del sole e della natura che ci circonda: una passeggiata di almeno un’ora all’aria aperta, se il clima lo permette, ha effetti positivi sul nostro benessere psicofisico e aiuta a contrastare gli effetti del Christmas blues. Anche fare sport può aiutare a sconfiggere cattivo umore e stress grazie ad una maggior produzione di endorfine, neurotrasmettitori che regalano una sensazione di serenità e relax. In questo modo il tempo sarà impiegato costruttivamente e non passivamente, aspettando che le giornate volgano al termine.

Prendiamoci cura di noi stessi a 360°

Questo potrebbe essere l’autentico regalo del Natale, il Natale vissuto come reale opportunità di essere in contatto con la nostra parte profonda per dare ascolto ai nostri sogni, strutturare serenamente e senza obblighi o ansie i nostri obiettivi, capire di quali persone vogliamo realmente circondarci e chi invece possiamo lasciar andar via, con un sospiro di sollievo.

Viviamo le feste come una scelta, non come un’imposizione da calendario. Facciamoci un regalo senza riporre troppe aspettative negli altri. Un sano egoismo è il modo migliore per riprendere consapevolezza della nostra vita, delle nostre esigenze, del nostro essere e di conseguenza per poterci prendere cura adeguatamente di chi ci sta a cuore.

Il Christmas Blues di norma si supera con la conclusione delle festività e il ritorno alla routine. Qualora si notasse invece un perdurare dello stato d’ansia, un disinvestimento sui progetti della propria vita, una perdita di energia, una “anestesia emotiva” risulterebbe importante rivolgersi ad un professionista della salute mentale che possa aiutare a comprendere le origini del malessere e a promuovere un cambiamento.

Dott.ssa Elisabetta Oltolini

Psicologa e Psicoterapeuta

Terapeuta EMDR