IL TUTOR E LO STUDENTE ALLA SCOPERTA DI “MONDI POSSIBILI”

22/10/2025

Il momento dei compiti a casa, per molti bambini e ragazzi, è tutt’altro che semplice: spesso si trasforma in un tempo di fatica, distrazioni e frustrazione. Capita che lo studente non sappia da dove iniziare, non riesca a organizzarsi, non abbia strategie efficaci o un metodo di studio che davvero si adatti alle sue caratteristiche. Questo genera spesso un senso di inadeguatezza, un calo della motivazione e tensioni in famiglia.

In questi casi, una figura preziosa può fare la differenza: il Tutor dell’apprendimento. Non si tratta di un “aiuto compiti” nel senso tradizionale del termine, ma di un professionista con competenze educative, pedagogiche o psicologiche, che accompagna lo studente nello sviluppo di un metodo di studio personale ed efficace. Quando, poi, il tutor ha anche una formazione specifica sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento, parliamo di Tutor DSA, un ruolo che Gianluca Lo Presti (2017) definisce come colui che “si occupa nello specifico dei processi di apprendimento e del percorso di studio e autonomia, peculiari e caratteristici degli studenti con difficoltà e/o Disturbi Specifici di Apprendimento”.

Il valore del tutoraggio, dunque, va ben oltre il sostegno scolastico: è un percorso che aiuta lo studente a diventare progressivamente più autonomo, a riconoscere le proprie risorse e a rafforzare la fiducia in sé stesso.

Non a caso, l’etimologia della parola “tutor” ci guida in questa direzione: deriva dal latino tutari, che significa “proteggere, difendere, custodire”. Tre azioni che, se interpretate in chiave educativa, ci restituiscono l’essenza del ruolo del tutor.

  • Proteggere, non significa evitare le difficoltà, ma accompagnare lo studente nell’affrontarle, aiutandolo a viverle come occasioni di crescita.
  • Difendere non vuol dire tenerlo lontano dai compiti, ma piuttosto valorizzare i suoi talenti e le sue competenze, facendone strumenti utili nel percorso scolastico e personale.
  • Custodire significa avere cura del processo di apprendimento, che non è un semplice accumulo di nozioni, ma un’esperienza che apre a nuove prospettive e possibilità.

Il tutor, in questo senso, diventa un mediatore dell’apprendimento, capace – come sottolineava Vygotskij (1978) – di sostenere il ragazzo nella sua “zona di sviluppo prossimale”, cioè in quello spazio in cui, con l’aiuto di una guida, può acquisire competenze che da solo non riuscirebbe ancora a padroneggiare.

Al centro del percorso resta comunque lo studente, protagonista attivo della sua crescita. Non è un semplice destinatario di insegnamenti, ma un esploratore che costruisce connessioni, sperimenta strategie, rielabora in modo personale ciò che apprende. Come ricorda Novak (1998), l’apprendimento diventa davvero significativo solo quando lo studente riesce a collegare le nuove conoscenze con quelle già acquisite, trasformandole in un sapere vivo e personale.

È in questa prospettiva che possiamo accogliere le parole di Marianella Sclavi (2003), che ci invita a guardare all’educazione come a un percorso di apertura a “mondi possibili”. Tutor e studente, insieme, intraprendono un cammino che non è mai uguale per tutti, ma che si modella sulla storia, sui bisogni e sui talenti di ciascuno. Un percorso che non si limita a rendere l’apprendimento meno faticoso, ma che lo trasforma in un’esperienza più ricca, soddisfacente e capace di generare nuove visioni.

In fondo, il tutoraggio è proprio questo: un’occasione per scoprire, insieme, che l’apprendere non è solo un obbligo scolastico, ma un viaggio che può aprire porte inattese e allenare la capacità di immaginare e costruire mondi nuovi.

Dott.ssa Lucia Pirovano

Pedagogista, Tutor DSA